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Messaggio di avviso


Commissione Albo Odontoiatri
 
Negli ultimi anni  è stata consentita in varie parti d’Italia l’apertura di numerose strutture odontoiatriche e mediche,  non aventi le caratteristiche di vere cliniche,  da parte di società commerciali le quali, non rientrando nella categoria delle Società tra Professionisti (STP), non  sono soggette al controllo diretto degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri territorialmente competenti. Per assicurare comunque una tutela del cittadino paziente, la legge prevede in questi casi l’obbligo della nomina, da parte della società, di un Responsabile sanitario, o Direttore sanitario,  iscritto all’Albo degli Odontoiatri o dei Medici, a seconda delle attività cliniche che si svolgono nella struttura.
Chi investe capitali lo fa per trarne vantaggi economici, per cui assai delicato appare il ruolo del Direttore sanitario, il quale deve porsi quale garante che i piani terapeutici non siano piegati a pure esigenze di profitto e che le cure siano effettuate in sicurezza, nel rispetto degli obblighi di legge e ricercando l’obiettivo della qualità . 
A causa di questa situazione gli Ordini provinciali sono chiamati ad un’accurata opera di vigilanza sull’attività dei direttori sanitari.
Chi ha assunto, o sta pensando di assumere, un incarico di direzione sanitaria deve sapere che esso è gravato da molti profili di responsabilità personale, per cui questa scelta deve essere attentamente ponderata. 
Molto spesso capita che Colleghi giovani, magari neolaureati, ma a volte anche Colleghi con maggiore anzianità professionale, accettino la proposta di ricoprire tale ruolo ricevendone in cambio un modesto compenso, senza rendersi conto dei rischi ai quali si espongono.
Le responsabilità del Direttore sanitario coprono praticamente tutto il campo delle attività che si svolgono nella struttura, che tentiamo di elencare. 
Egli risponde dei controlli igienico sanitari, del corretto funzionamento delle apparecchiature e degli impianti, della corretta tenuta dei farmaci, dei protocolli adottati per disinfezione e sterilizzazione, del corretto smaltimento dei rifiuti , della applicazione della legge 81/08 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e della normativa in tema di radioprotezione. 
Il Direttore sanitario ha inoltre la responsabilità della corretta tenuta delle cartelle cliniche e dell’acquisizione del consenso informato al trattamento, del rispetto delle normative relative alla tutela della privacy e del comportamento del personale operante nella struttura , oltre che, naturalmente, della verifica del suo possesso dei titoli abilitanti previsti dalla legge,  e del possesso della polizza per la responsabilità civile professionale. 
E’ il Direttore sanitario che risponde di ogni forma di messaggio pubblicitario posto in essere dal centro.
Schematicamente, la struttura organizzata in forma societaria non STP  è caratterizzata da tre forme ben distinte di responsabilità: una  responsabilità imprenditoriale che è in capo all’amministratore della società, una responsabilità professionale che riguarda l’esecutore materiale della prestazione, ed una responsabilità di tipo tecnico organizzativo che grava sul Direttore sanitario.
La responsabilità del direttore sanitario può estrinsecarsi in vari ambiti: in  quello penale, relativamente ad esempio a casi di abusivo esercizio di una professione all’interno della struttura, o di disapplicazione degli obblighi previsti in materia di radioprotezione o della Legge 81/08;  in quello civile, in caso di una richiesta risarcitoria effettuata da parte di un paziente.
Nell’ambito della responsabilità disciplinare il Direttore sanitario può rispondere della violazione di numerosi articoli del Codice di Deontologia Medica.  
Egli è ad esempio responsabile  dell’eventuale  inosservanza dell’art. 56 del Codice Deontologico , relativo alla “pubblicità informativa sanitaria”, la quale, con qualunque mezzo diffusa, deve “sempre essere veritiera, corretta e funzionale all’oggetto dell’informazione, mai equivoca, ingannevole e denigratoria”.
L’articolo del nostro Codice che più specificamente si occupa di “direzione sanitaria e responsabile sanitario” è l’art. 69, che recita: “Il medico che svolge funzioni di direzione sanitaria nelle strutture pubbliche o private ovvero di responsabile sanitario di una struttura privata, garantisce il possesso dei titoli e il rispetto del Codice e tutela l’autonomia e la pari dignità dei professionisti all’interno della struttura in cui opera, agendo in piena autonomia nei confronti del rappresentante legale della struttura alla quale afferisce. Inoltre il medico deve essere in possesso dei titoli previsti dall’ordinamento per l’esercizio della professione ed essere adeguatamente supportato per le competenze relative ad entrambe le professioni di cui all’art. 1 in relazione alla presenza delle stesse nella struttura. Il medico comunica tempestivamente all’Ordine di appartenenza il proprio incarico nonché l’eventuale rinuncia, collaborando con quello competente per territorio nei compiti di vigilanza sulla sicurezza e la qualità di servizi erogati e sulla correttezza del materiale informativo, che deve riportare il suo nominativo. Il medico che svolge funzioni di direzione sanitaria o responsabile di struttura non può assumere incarichi plurimi, incompatibili con le funzioni di vigilanza attiva e continuativa.” 
Ovviamente l’inosservanza di tali disposizioni espone il Direttore sanitario al rischio di  procedimento disciplinare .
Si esorta, pertanto, a comunicare, personalmente e tempestivamente, all’Ordine di appartenenza l’eventuale assunzione o rinuncia all’incarico.
Si ribadisce che gli incarichi non possono essere plurimi, e che è indispensabile garantire una “vigilanza attiva e continuativa”.
E’ precipuo compito del Direttore sanitario verificare il possesso dei titoli professionali di tutto il personale operante nella struttura . 
Nel caso di accertamento, da parte delle autorità competenti, di prestazioni sanitarie effettuate da personale non provvisto della relativa abilitazione, il Direttore sanitario incorrerebbe nella violazione dell’art. 67 del Codice Deontologico,  che tratta di “prestanomismo e favoreggiamento all’esercizio abusivo della professione”,  con le conseguenti gravi ripercussioni dal punto di vista disciplinare. A tale proposito è opportuno ricordare che, con la recente approvazione della legge Lorenzin, sono state apportate importanti modifiche all’art. 348 c.p. Esse hanno portato ad un inasprimento delle sanzioni penali relative ai reati commessi nel campo dell’esercizio abusivo, o del suo favoreggiamento, delle professioni sanitarie.